4. Un’esperienza del genere è credibile solo se vissuta – di Giulia Zappaterra


Questo pezzo è tratto dalla web di Giulia Zappaterra, GZ Translation. Quante lingue sai, tante persone sei.

 

Ciao! Come stai, come va? Non ti sembra di aver fatto un salto indietro nel tempo? Non ti sembra di aver già vissuto queste chiusure, la confusione, l’incertezza, lo scoraggiamento…? Io mi sono arresa e mi sono rinchiusa in casa. Anche quest’anno ho trascorso il giorno del mio compleanno lontano da famiglia e amici, perciò ho deciso che non ho davvero compiuto gli anni. È da due anni che non compio gli anni, mica male, no?

Comunque, oggi vorrei parlarti di quella che per me è una super notizia. Non è una notizia fresca fresca, perché è già stata fatta un po’ di pubblicità, ma non potevo non parlartene.

Come forse ricorderai se mi leggi da un po’, a maggio dell’anno scorso ho cominciato un seminario di traduzione dallo spagnolo. Doveva trattarsi di due fine settimana intensivi a Torino, ma per i motivi che ben immagini non si è potuto svolgere in presenza. Ci siamo quindi ritrovati a riunirci su Zoom ogni venerdì. Prima come un gruppo di studenti, poi come una famiglia.

Dodici studenti, dodici apostoli della traduzione, che pendevano dalle labbra di un’insegnante che finalmente ci parlava senza peli sulla lingua, senza edulcorare la situazione non proprio rosea dei traduttori editoriali. Eppure, nonostante tutte le volte in cui ci ha detto quant’è complicato il mondo dell’editoria, quanto sia ingrata e spesso bistrattata la figura del traduttore, ognuno di noi si è appassionato ancora di più e ha dato il massimo per raggiungere l’obiettivo. Insomma, abbiamo pubblicato un libro!

Ora mi do un contegno, metto un po’ d’ordine tra questi pensieri emozionati e ti racconto come sono andate le cose.

Intanto, nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile senza un editore coraggioso che si è fidato totalmente di questo corso. Sto parlando di Edizioni Lindau, che ha pubblicato il nostro libro. Nel corso dei mesi, l’editore stesso ha partecipato ad alcuni dei nostri ritrovi, ci ha parlato di aspetti pratici nella gestione di una casa editrice, ci ha dato consigli e ha risposto alle nostre domande.

Il motore di tutto questo, però, è stata la nostra insegnante, di cui ti parlavo prima. Che non è soltanto una donna e una traduttrice coi fiocchi, è anche la direttrice della sede dell’Università di Salamanca a Torino. E nonostante tutti i suoi impegni lavorativi è riuscita a metterci al primo posto, noi dodici pecorelle disperse che abbiamo cominciato il corso con la disperazione di inizio pandemia e ne siamo usciti fiduciosi e molto più capaci.

È incredibile come quest’esperienza ci abbia uniti. Non ci siamo mai visti di persona, eppure conosciamo le nostre personalità, sappiamo quali scelte linguistiche ci definiscono, quali dubbi potremmo sollevare durante una revisione. Ma soprattutto, siamo presenti da lontano nella vita degli altri. Ci teniamo in contatto, discutiamo delle notizie, ci rallegriamo per i traguardi di ognuno. Un piccolo miracolo.

Ma bando ai sentimentalismi, che non sei di certo qui per sentirti dire quanto siamo felici di questo gruppo trullallà.

Il libro in questione è la traduzione di alcune lettere che Benito Pérez Galdós ha inviato alla stampa argentina tra luglio 1888 e maggio 1889. Molto bene, ma chi era costui? E perché scrive?

Benito Pérez Galdós è considerato lo scrittore spagnolo più importante dopo Cervantes; le sue opere sono il fondamento della letteratura spagnola moderna e sono ancora fonte d’ispirazione per molti scrittori. Galdós aveva uno stile realista ed era un grande disegnatore che tracciava bozzetti dei suoi personaggi, per poterli descrivere oggettivamente. Nei suoi libri non ci sono giudizi né prese di posizione, ma viene dato grande peso a fatti e certezze.

Nel libro che abbiamo tradotto, El crimen de la calle Fuencarral, Galdós utilizza uno stile giornalistico esemplare. Presenta al lettore i fatti su cui ha fatto ricerche, di cui ha verificato le fonti. Dei personaggi traccia un ritratto in tutti i sensi, sia con le parole che con veri e propri disegni.

Nelle sue lettere, Galdós presenta e analizza, col suo sguardo attento e razionale, il delitto che si è consumato il primo luglio 1888, a Madrid. Una donna anziana è stata uccisa a pugnalate e il suo cadavere è stato bruciato.

La stampa e l’opinione pubblica impazziscono, tutti hanno qualcosa da dire, qualcuno da accusare, senza però riuscire a confermare nulla. La figura di Galdós spicca in questa confusione, perché partecipa alle udienze in tribunale e quindi sa esattamente cosa viene detto in aula. Ha modo di studiare i sospettati e i testimoni, per poterli poi presentare nel modo più oggettivo possibile.

Perché, ti chiederai, questo delitto ha suscitato così tanto scalpore? Perché, in quello stesso periodo, i delitti efferati che fanno notizia sono quelli commessi, per esempio, da Jack lo Squartatore, che trasforma Londra nel suo personale teatro macabro. Lì in Spagna, invece, a Madrid, in Calle Fuencarral, pare che quell’atroce delitto sia stato commesso da una sola donna. “Impossibile che Higinia abbia commesso da sola un omicidio che rivela, oltre alle estreme precauzioni prese, uno sforzo fisico da uomo.”

Il brano che ho appena citato è preso dalla nostra traduzione, da quel bel libricino rosso finito di stampare nel mese di febbraio 2021.

Non è stata mica una passeggiata tradurre questo libro. Intanto, il primo scoglio è stato decidere quale voce dare al testo. Avremmo usato uno stile classico, in linea col periodo storico in cui scrive Galdós, o avremmo cercato di modernizzare il tutto, usando comunque parole che esistevano a fine ‘800? Abbiamo optato per la scelta coraggiosa: modernizzare. Così facendo, abbiamo dovuto ragionare su ogni singolo termine, scartando l’equivalente più arcaico, girando le frasi in modo che la sintassi rispecchiasse di più quella di oggi.

Abbiamo tradotto le prime pagine tutti insieme, poi a ognuno di noi è stata assegnata una parte su cui lavorare. Dirai, cavoli che impresa riunire i testi tradotti da 12 persone diverse. E invece no, sembra incredibile, ma dopo tutti i mesi passati a esercitarci insieme, a incontrarci online ogni venerdì, abbiamo creato uno stile di gruppo che ha reso armonica la traduzione finale. Certo, ogni singola parola e ogni singolo segno di punteggiatura sono stati revisionati attentamente dalla nostra insegnante, ma la base era davvero soddisfacente. Siamo così fieri di noi!

Quanto abbiamo imparato da questa traduzione, sia professionalmente che umanamente. Abbiamo invidiato lo sguardo lucido e imparziale di Galdós nel trattare notizie sconvolgenti, abbiamo ammirato la sua capacità di presentare i fatti come se fossimo lì con lui e ci stesse descrivendo quello che ora, sulla carta, vediamo. Soprattutto, abbiamo imparato tantissimo sulla nostra lingua, compreso ancora di più il potere di una frase ben scritta e di una parola azzeccata.

Se ti capiterà di avere tra le mani Il delitto di Calle Fuencarral, non potrai immaginare quante emozioni sono racchiuse tra le righe di quelle pagine. Potrei parlartene per ore, ma un’esperienza del genere è credibile solo se vissuta. Quindi grazie ad Alba, Silvia, Marianna, Riccardo, Greta, Eleonora, Clelia, Anna Rita, Margherita, Antonella e Ilaria. E grazie alla nostra colonna portante, Monica.

Alla prossima e… Avanti tutta!

(la foto che illustra il post appartiene all’autrice dello stesso, N.d.R.)

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