Un tavolo comune, esperienze di vita – di Greta Messori


La vicenda della poetessa Amanda Gorman ci ha portati a parlare molto, in questo periodo, di traduzione. Un bianco può permettersi di tradurre una giovane attivista nera? Il solo fatto di porsi questa domanda mi fa venire i brividi; è come mettere in discussione qualcosa di indiscutibile, questionare i fondamentali. Un buon traduttore è un traduttore preparato, competente, flessibile, rispettoso. Sono caratteristiche che non risiedono nel genere o nella razza, oppure stiamo davvero prendendo in considerazione questi due elementi?
È quindi il momento giusto, per me, per ringraziare, con tutto il cuore, la squadra di esseri umani e traduttori incredibili con cui ho condiviso un’esperienza unica: tradurre a 26 mani un romanzo.
Ognuno di noi ha buttato sul tavolo comune le sue esperienze di vita, i suoi errori e le sue gioie pregressi, la sua formazione, la sua competenza, i suoi sogni. Nessuno di noi ha mai giudicato gli altri per il loro bagaglio, ci siamo piuttosto preoccupati di arricchire quello comune studiando, leggendo, sbagliandoci ed essendo capaci di riconoscere l’errore, interpretando insieme, imparando (tanto) insieme.
Abbiamo imparato che tradurre la letteratura è incontrare una storia, farla tua senza che tu sia davvero coinvolto, e poi saperla raccontare in modo che risuoni, potente ma fedele, nelle vite degli altri. Abbiamo imparato che tradurre è faticoso, frustrante alle volte, ma meraviglioso quando il puzzle prende forma. Abbiamo imparato che dentro un mondo ce n’è sempre un altro diverso ma fatto della stessa sostanza, come in un gioco di specchi che noi dovevamo allineare, far quadrare, sintonizzare. Abbiamo imparato che tradurre ti mette a nudo, proprio come scrivere, e abbiamo forse imparato di più sulla lingua italiana che non sullo spagnolo.
Abbiamo incontrato compagni di viaggio lontani nel mondo ma vicini tra le righe; abbiamo incontrato un editore, Edizioni Lindau, generoso e visionario, pronto a sentire le nostre voci e a vedere le nostre facce con sincero interesse e genuina passione; abbiamo incontrato, conosciuto, spolpato, adorato una grande maestra, Monica R. Bedana, il coagulante del nostro gruppo, la voce nelle nostri voci.
Proprio oggi che si discute su chi possa tradurre cosa, io ringrazio tutti voi per aver ascoltato le mie domande inutili, per aver condiviso le vostre intuizioni, per averci messo cuore, passione, energia. E auguro buona fortuna al nostro amato Galdós; che la sua voce – che è anche un po’ la nostra – arrivi limpida e tagliente, come solo lui sa essere.
(Le immagini che corredano il post appartengono all’autrice, N.d.R.)
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